Ogni territorio custodisce storie che rischiano di restare invisibili a chi lo attraversa ogni giorno. Si tratta di vicende tramandate spesso oralmente, non codificate, che sembrano destinate a scomparire con il passare del tempo. Il Lago di Como non fa eccezione: oggi è una meta d’assalto del turismo di massa e delle celebrità di tutto il mondo, mentre la sua identità storica e regionale fatica a emergere. Miti e Leggende del Lago di Como, illustrato da Claudio Villa, nasce proprio dal desiderio di riportare alla luce questo patrimonio narrativo sommerso. «Ci siamo trovati dopo una serata passata a parlare di fumetto», racconta Villa, «ci siamo guardati e ci siamo detti: ma non si potrebbe fare qualcosa per il nostro territorio?». Da quell’intuizione condivisa prende forma un progetto corale. Dario Campione, scrittore e giornalista, coglie subito il potenziale di quell’idea; Mario Rapisarda, amministratore delegato di Espansione TV, prende appunti e contribuisce a trasformare quello che sembrava un sogno in una realtà editoriale concreta. «A quel punto, si è formata una squadra compatta e determinata», racconta il disegnatore. Insieme ad Alessandro Piccinelli, con il contributo fondamentale di Cesare Baj per la grafica generale e di Aldo Lanfranchi per il lettering, il progetto trova una forma solida, capace di tenere insieme visione artistica e radicamento territoriale.
«Una memoria cristallizzata»
La scelta di non realizzare un’opera puramente storica è dichiarata fin dall’inizio. «Il fumetto è fantasia», afferma Villa, ricordando come il racconto sia una pratica costante dell’umanità, declinata nel tempo attraverso libri, cinema e immagini. In questo primo volume, l’elemento leggendario è centrale, mentre nel successivo Storie e Misteri del Lago di Como l’approccio diventa più aderente alla realtà storica. «In quel caso siamo stati più fedeli ai fatti, mantenendo però un’atmosfera calibrata su ogni episodio», spiega Villa. Il margine di libertà rispetto alla verità storica resta comunque presente: «il giusto necessario per ottenere racconti coinvolgenti». Le leggende diventano così anche uno strumento per rileggere l’identità dei luoghi: «abbiamo iniziato perché volevamo dare nuovo spessore a posti che ogni giorno scorrono davanti ai nostri occhi mentre siamo impegnati a districarci nel traffico», racconta l’illustratore. Attraverso il racconto, quei luoghi si trasformano, acquistano una nuova luce. «È una memoria cristallizzata», aggiunge, «qualcosa che rischia di andare perduto se non viene raccontato». Tra le storie che lo hanno colpito di più durante la ricerca, Villa cita senza esitazioni il Lariosauro e il fantasma del Baradello: «erano leggende che non avevo mai incontrato nella mia vita, spero possano lasciare lo stesso senso di fascinazione a chi leggerà».
L’importanza della ricerca storica
Dal punto di vista visivo, la sfida principale è stata la documentazione. «La ricerca storica ha richiesto molte ore», racconta Villa, «per trovare costumi, ambientazioni, carrozze, armi, divise». Un lavoro che paragona a quello affrontato per personaggi seriali come Tex, ma che lo riporta anche ai tempi di Martin Mystère. «Allora Alfredo Castelli mi faceva “girare il mondo”», ricorda, «e dovevo documentarmi moltissimo. Senza internet era ancora più complicato». Oggi le fonti sono certamente più accessibili, ma non per questo meno insidiose: «vanno sempre vagliate e soppesate», spiega l’artista.
Se dovesse indicare un’immagine capace di sintetizzare lo spirito del progetto, Villa non ha dubbi: «la copertina». È lì che, secondo lui, si gioca la prima vera relazione con il lettore: «deve parlare, accendere domande e stimolare la curiosità», si auspica. È in quell’istante che il mito smette di essere passato e torna a vivere, pronto a essere guardato con occhi nuovi.

