Due bambini sulla riva di un fiume. Potrebbe essere l’inizio di un libro d’avventura per ragazzi, ma anche, certamente, il frammento di un ricordo di molti di noi. In La Médaille, romanzo grafico pubblicato da art&fiction e nato dal testo di Marie Thérèse Picard, questo incontro è invece sospeso, quasi metafisico. Su quella riva, in una foresta fuori dal tempo, i due bambini si incontrano credendosi morti. Vengono da mondi diversi, ma sono accomunati da un’esperienza profonda di violenza familiare. «Il racconto è strutturato in cinque tempi», spiega Débora Beuret-Strambini, illustratrice del libro, «dal primo incontro fino al momento della scelta». All’inizio c’è lo scontro, poi, lentamente, lo spazio per il legame. Attraverso il gioco e l’invenzione di storie su mostri da affrontare, i due bambini imparano a spostare la violenza, a guardarla senza esserne travolti. La Médaille riesce così a parlare di infanzia senza idealizzarla: mette in scena la brutalità, ma anche la possibilità di costruire fiducia, amicizia e solidarietà. «È una storia sulla resilienza – sottolinea Beuret-Strambini – e sul potere dell’immaginario come forza di sopravvivenza».
Dare forma alla violenza
La prima reazione dell’illustratrice alla lettura del testo è stata forte: «quello che mi ha colpita subito è stata la violenza che emerge dopo pochissimi dialoghi», racconta Beuret-Strambini. Una violenza sproporzionata, che stride con l’idea convenzionale che spesso abbiamo dell’infanzia. Proprio per questo, l’illustratrice sceglie di non nasconderla, ma di renderla visibile. «Ho voluto che la violenza fosse un personaggio a sé – spiega – non è taciuta né nascosta: è mostrata e riconosciuta, in maniera quasi maestosa». «Darle una forma – continua l’illustratrice – significava renderla visibile, guardarla in faccia e, forse, iniziare a trasformarla». Questa scelta si riflette nella rappresentazione dei due protagonisti, che non hanno tratti antropomorfi: «non era importante che fossero un maschio e una femmina», sottolinea l’illustratrice. «Il tema del mascheramento, del nascondersi e dell’essere molteplici è invece centrale: lo zoomorfismo amplia le possibilità di identificazione e rafforza così la dimensione simbolica del racconto, trasformandosi in un vero e proprio elemento narrativo», continua Beuret-Strambini. La rappresentazione della violenza passa poi anche attraverso la materia e il gesto. Le tavole sono realizzate a inchiostro di China, scelto dall’artista per la sua fisicità. «C’era qualcosa nella reiterazione del movimento tipica del lavoro a tampone con la China, che mi sembrava molto pertinente rispetto alla violenza del testo», spiega Beuret-Strambini. L’inchiostro, fluido e imprevedibile, lavora per contrasto e permette di raccontare le trasformazioni che attraversano la storia, accompagnando visivamente il passaggio dalla violenza alla possibilità di un cambiamento.
Il pipirit, l’uccellino della resilienza
L’incontro con La Médaille avviene per Beuret-Strambini attraverso la regista Marielle Pinsard, che ha curato l’adattamento teatrale del testo di Picard. Da qui nasce un progetto che va oltre il libro. Parallelamente al romanzo grafico prende forma una pièce teatrale che unisce attori, suono e illustrazione dal vivo. «L’universo visivo del libro si prolunga sulla scena», spiega Beuret-Strambini, che si occupa anche di scenografia, maschere e proiezioni. A questo si aggiunge anche un’esposizione, Monstres coulisses, che accompagna le rappresentazioni mostrando oggetti, figure e processi di creazione. Nonostante il testo sia profondamente radicato nel contesto caraibico, nell’universo visivo quel mondo viene ricordato solo attraverso un elemento simbolico: il pipirit, uccello delle Piccole Antille, presenza discreta e poetica. La Médaille diventa così un’opera dalle molte forme, che attraversa libro, teatro e installazione, mantenendo intatto il suo nucleo: raccontare come, anche dentro la violenza, possa aprirsi uno spazio di trasformazione.

