Spesso accade che opere ambientate in un tempo lontano riescano a parlare con sorprendente precisione del presente. Succede in particolare quando al centro del racconto vi sono i sentimenti umani, la cui natura sembra attraversare i secoli senza mutare. Présence de la mort di Charles-Ferdinand Ramuz appartiene pienamente a questa tradizione, ma lo fa in modo singolare. Pubblicato nel 1922 e ispirato all’ondata di caldo dell’anno precedente, il romanzo immagina un mondo in cui il sole si avvicina progressivamente alla Terra, avviando un conto alla rovescia verso la fine dell’umanità. Dietro questa visione apocalittica, Ramuz mette in scena paure e rassegnazioni collettive che oggi risuonano con un’intensità sorprendente. «A prima vista può sembrare un testo profetico», osserva Karen Ichters, illustratrice losannese che ha curato la riedizione del volume per l’editore Helvetiq. «In realtà il romanzo racconta soprattutto il modo in cui le persone reagiscono di fronte a una minaccia, ed è proprio questo che lo rende così contemporaneo». Nel romanzo dello scrittore romando, i richiami al presente non si esauriscono infatti nell’immaginario climatico e nelle temperature estreme, ma si estendono ai comportamenti collettivi messi in scena di fronte all’imminenza della fine: «mi ha colpito in particolare – prosegue Ichters – la descrizione della paralisi delle persone di fronte alla catastrofe».
La fine del mondo, a Losanna
Il sole si fa sempre più vicino e il calore diventa insopportabile. L’aria si satura, il tempo sembra dilatarsi, e l’idea della fine prende lentamente forma. Non in un luogo astratto, ma qui: a Losanna, sulle rive del lago, negli spazi quotidiani della vita domestica. La notizia dell’imminente catastrofe arriva dapprima come qualcosa di inconcepibile, troppo vasta per essere compresa, respinta anche perché il mondo che la circonda appare ancora intatto, persino splendido. Eppure l’aumento incessante della temperatura incrina progressivamente ogni difesa. Le certezze cedono, le protezioni saltano, e ciascuno è costretto a confrontarsi con sé stesso, con ciò che ha vissuto e con ciò che sta per perdere. Di fronte alla scomparsa annunciata di tutto ciò che è familiare e amato, emergono interrogativi mai formulati prima, in un’attesa sospesa, immersa in una bellezza abbagliante e inquietante. L’ambientazione tra Losanna, il Lavaux e il Lemano, luoghi profondamente riconoscibili, contribuisce ad accentuare ulteriormente questo senso di straniamento.
I colori delle parole
La scelta dell’illustratrice è stata quella di raccontare la fine del mondo senza colori, in bianco e nero. «All’inizio, quando ancora cercavo l’universo visivo del romanzo, ho pensato a opere della stessa epoca che illustravano alcuni dei romanzi di Ramuz o di autori contemporanei: erano caratterizzate da illustrazioni fatte con incisioni su legno, senza parole e sono diventate un po’ il mio riferimento», racconta l’illustratrice. Ma non è questa l’unica ragione: «Ramuz aveva una penna incredibile, le sue descrizioni della natura e del lago Lemano sono estremamente vivide e reali, loro stesse sono delle opere d’arte. Volevo lasciare spazio alle sue parole, in modo tale che il lettore potesse scoprire tra le righe i colori dei paesaggi», conclude l’illustratrice. Solo la copertina e quattro pagine del libro sono adornate di colori: quando tutto sembra destinato a scomparire, Ramuz affida alle parole ciò che resiste. E nel dialogo silenzioso con le immagini di Ichters, Présence de la mort non appare come una profezia, ma come uno specchio. Ed è forse questo che rende quest’opera ancora così necessaria.

