Parlare di sessualità, con Marie Sann

Parlare di sessualità significa spesso muoversi su un terreno fragile, sospeso tra imbarazzo e provocazione. Troppo spesso il discorso si polarizza: da un lato l’approccio medico, asettico, dall’altro la spettacolarizzazione del corpo e del desiderio. Kinkaglierie, il volume illustrato da Marie Sann e scritto da Yann Krehl in concorso a InnovaComix, nasce invece come luogo narrativo in cui la sessualità può essere raccontata come esperienza emotiva, creativa e profondamente umana. «Avrei voluto, da giovane donna, sentire parlare di sessualità in modo bello, amorevole ed emancipante – racconta l’autrice – senza vergogna, ma anche senza il dito puntato». Il primo volume della graphic novel segue Lizzy nel suo percorso di scoperta: un viaggio visivo attraverso desiderio, curiosità, consenso e autoaffermazione. L’intento non è quello di fornire un manuale di istruzioni, ma di aprire uno spazio narrativo accogliente, in cui il lettore possa riconoscersi. «Volevo creare un contesto in cui l’educazione sessuale non fosse fredda o didascalica, ma artistica, giocosa, emotivamente accessibile», spiega Sann. L’equilibrio tra ironia e vulnerabilità diventa così centrale: Kinkaglierie alterna momenti leggeri a passaggi più intimi, dando vita a personaggi credibili, lontani dagli stereotipi.

Sessualità come linguaggio di libertà

Per Sann la sessualità non è un tema tra i tanti, ma una chiave di lettura fondamentale dell’esistenza. «È una parte centrale del nostro essere umani», afferma, «eppure è spesso coperta da strati di vergogna, insicurezza e norme sociali». Nei suoi lavori, la sessualità viene restituita come forza vitale, creativa, potente: non qualcosa da normalizzare, ma da ascoltare. L’obiettivo non è indicare cosa sia “giusto” o “sbagliato”, bensì incoraggiare un rapporto più consapevole e gentile con il proprio corpo e il proprio desiderio. «Si tratta di sentire meglio se stessi, di esprimersi e comprendersi», spiega l’autrice, «non di aderire a modelli prestabiliti». Questo sguardo si intreccia inevitabilmente con il contesto urbano in cui Sann vive e lavora: Berlino. Una città che descrive come profondamente contraddittoria, al tempo stesso aperta e performativa, libera e consumistica. «Qui si sperimenta molto, anche nella sessualità, ma non tutto ciò che è “kinky” è automaticamente emancipante», spiega Sann. Con Kinkaglierie, l’autrice sceglie consapevolmente di prendere le distanze da una provocazione fine a se stessa, privilegiando invece sensibilità, chiarezza ed empatia: «mi interessano la profondità e la connessione emotiva, non la coolness o il tabù come obiettivo in sé», conferma l’artista.

Un’estetica familiare per temi ancora tabù

Il processo creativo di Sann nasce dall’ascolto: conversazioni con la community, scambi con amici, osservazioni quotidiane e vissuti personali. Le idee prendono forma in appunti, frammenti, dialoghi, fantasie che vengono poi rielaborati visivamente. L’autrice lavora in digitale, una scelta che le permette libertà e mobilità, elementi fondamentali per una pratica artistica che si nutre anche di viaggio. Lo stile scelto per Kinkaglierie richiama poi volutamente l’estetica dei film di animazione 2D classici: «volevo qualcosa di immediatamente familiare – spiega Sann – un linguaggio visivo che evocasse l’infanzia, in contrasto con temi che sono ancora fortemente tabù». Questa scelta rende l’ingresso nel mondo sex-positive più morbido, meno intimidatorio, creando un cortocircuito efficace tra forma e contenuto. Il progetto è anche il risultato di una collaborazione: alla scrittura lavora infatti Yann Krehl, autore e amico di lunga data. «La visione, i personaggi e l’universo di Kinkaglierie sono miei, ma per i fumetti collaboro con Yann, che cura la sceneggiatura», chiarisce Sann. Un sodalizio nato oltre dieci anni fa e ritrovato oggi con naturalezza, a dimostrazione di come il dialogo creativo possa arricchire un’opera senza snaturarla. 

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