Una delle scoperte più sorprendenti – e ancora oggi più discusse – del Novecento è quella formulata da Albert Einstein con la relatività generale: il tempo non è una dimensione assoluta, uguale per tutti, ma qualcosa di malleabile, che cambia a seconda dello spazio e di chi lo attraversa. È un’idea destabilizzante, se si pensa che su questa nozione costruiamo la nostra quotidianità, il senso del prima e del dopo, persino la percezione della nostra esistenza. Che il tempo possa non essere universale, ma elastico e instabile, mette in crisi uno dei pilastri più intimi del nostro modo di stare al mondo. Laura Pérez, in Nocturnos, lavora proprio su questa tensione: quella di un tempo che smette di essere misura e diventa esperienza, sensazione, percezione.
Esordio dell’autrice nel catalogo italiano di Oblomov Edizioni, Nocturnos esplora la notte come metafora dell’illusione del tempo che scorre. «Grazie al giorno e alla notte possiamo dire ieri, oggi e domani – spiega Pérez – e grazie agli orologi possiamo misurare il tempo con precisione, ma in fondo è tutto un artificio». Il libro si muove lungo questa frattura, interrogando il modo in cui l’individuo abita sé stesso e i luoghi che attraversa. Solitudine, immaginazione, sogno, insonnia, dormiveglia e stupore della realtà si intrecciano in una serie di storie collegate più per risonanza emotiva che per linearità narrativa. A guidarle sono la notte e gli animali notturni, presenze silenziose che accompagnano il lettore in uno spazio sospeso, in cui le coordinate abituali si indeboliscono.
Lasciare sedimentare le immagini
Il processo creativo di Laura Pérez riflette un’attitudine all’ascolto e alla sospensione. Le idee «sono capricciose», non possono essere forzate: «arrivano quando non le cerco, sotto forma di immagini o intuizioni nate da esperienze personali, da qualcosa che ho ascoltato o letto», racconta l’autrice. Le prime impressioni vengono annotate e disegnate, poi lasciate sedimentare, nutrite nel tempo fino a quando non trovano una forma possibile. All’inizio sono frammenti disordinati, che richiedono un lavoro paziente di composizione per poter arrivare, prima ancora che alla comprensione razionale, all’emozione di chi legge.
Il libro prende corpo attraverso un processo stratificato e materico: Pérez utilizza taccuini per raccogliere frasi, scene e suggestioni, costruendo progressivamente lo storyboard. Successivamente passa alla carta, dove sviluppa personaggi, atmosfere e ambienti. Il segno nasce con matite e portamine, mentre il colore viene completato digitalmente. Una tecnica mista che mantiene il disegno vivo e imperfetto, senza rinunciare alla precisione del digitale.
Un percorso fuori dai generi
Il fumetto entra nella vita dell’artista in modo quasi inatteso. Dopo un periodo dedicato esclusivamente all’illustrazione, Pérez decide di partecipare al concorso Fnac–Salamandra Graphic insieme allo scrittore Pablo Monforte, lei come disegnatrice. Vincono con Náufragos e, per la prima volta, si confronta con un’opera lunga: un graphic novel di duecento pagine. Da lì seguono Ocultos, Tótem e Nocturnos, che oggi appaiono come tappe di un percorso coerente.
Alla domanda su un possibile legame con il noir, Pérez preferisce sottrarsi alle etichette. I suoi lavori condividono un’atmosfera affine e sembrano comporre una trilogia ideale, ma non nascono da un’esigenza di genere. Piuttosto, ciò che le interessa è la costruzione di un clima emotivo capace di accogliere il lettore e accompagnarlo in uno stato di ascolto, dove «la storia non si impone, ma si lascia attraversare».

