Il seme della giovinezza, con Kati Rickenbach

Quando osserviamo il riflesso della nostra immagine in uno specchio d’acqua, ciò che vediamo è qualcosa che ci somiglia, ma non coincide mai del tutto. I tratti sono riconoscibili, eppure leggermente deformati, mossi, instabili. È un’immagine viva, in trasformazione. Proprio questa tensione tra riconoscibilità e cambiamento è al centro del manifesto di questa seconda edizione di InnovaComix che si interroga sul tema della giovinezza, firmato dall’autrice zurighese Kati Rickenbach. «Ho pensato a questa immagine partendo dall’idea che la giovinezza non sia un’età, ma una condizione simultanea, qualcosa che portiamo con noi per tutta la vita», racconta l’artista. L’ispirazione è nata da un ricordo scolastico. Rickenbach racconta di un insegnante che spiegava come in un seme sia già contenuto l’intero progetto dell’albero che diventerà: «in quel seme c’è già tutto – spiega l’autrice – anche se non lo vediamo ancora». Lo stesso vale per le persone: quando siamo giovani, portiamo già in noi l’adulto che saremo, e viceversa. «Questa compresenza mi interessava molto», continua, «il fatto che siamo allo stesso tempo giovani e già anziani, anche se una delle due cose sembra ancora lontana». L’acqua diventa allora un espediente visivo ideale: basta infatti sfiorarla perché l’immagine si modifichi, si pieghi, entri in movimento. «È sempre la stessa figura – spiega Rickenbach – ma non è mai identica a se stessa». Un gesto minimo produce una trasformazione, proprio come accade nella vita: muovendosi, imparando, cambiando, si invecchia, ma si resta anche fedeli a una forma originaria.

Disegnare il tempo che passa

Guardando ai suoi primi lavori, Rickenbach riconosce una distanza rispetto al presente. «È normale – racconta l’artista – disegnare è come fare sport: più lo fai, più migliori». In quasi vent’anni, il suo modo di raccontare è cambiato profondamente. «Ora sono molto più sicura, più diretta, più intuitiva», spiega. Se all’inizio la preoccupazione principale era “disegnare bene”, oggi il centro è l’immediatezza. «Non ho più bisogno di costruire tutto prima, posso iniziare a disegnare e scrivere direttamente. Quello che nasce subito, per me, è la parte più preziosa», spiega Rickenbach. Uno dei lavori più emblematici del percorso di Rickenbach resta Filmriss, pubblicato nel 2007 come progetto di diploma per la Hochschule für Gestaltung di Lucerna. «È una sorta di thriller, la storia di una giovane donna che si sveglia una mattina con un segno sul collo e senza alcun ricordo della notte precedente», racconta l’artista. Un dettaglio apparentemente minimo – un livido, un vuoto di memoria – diventa il motore di un’indagine intima e inquieta, in cui la protagonista tenta di ricostruire ciò che è accaduto. Riletto oggi, Filmriss colpisce anche per la sua capacità di anticipare temi che sarebbero diventati centrali solo negli anni successivi: all’epoca, la perdita di controllo, la vulnerabilità e le zone d’ombra della notte non occupavano ancora lo spazio che avrebbero poi conquistato nel dibattito culturale. «Avevo ventisei anni», ricorda Rickenbach, «e certe questioni non erano ancora così presenti nel dibattito pubblico». Il libro resta così una testimonianza precoce di uno sguardo attento alle fragilità individuali e ai silenzi che attraversano l’esperienza giovanile.

Raccontare e costruire comunità

Un altro tassello centrale del percorso di Rickenbach è Strapazin, storica rivista indipendente del fumetto svizzero-tedesco. «Esiste da più di quarant’anni, ed è sempre stata uno spazio libero», racconta l’artista. Ogni numero è affidato a una redazione diversa, con totale libertà editoriale. Ma Strapazin è anche un atelier condiviso a Zurigo, una realtà che va oltre il concetto di coworking. «È una comunità interdisciplinare, un luogo in cui si lavora, si discute, si cresce insieme», racconta Rickenbach.

Il manifesto di InnovaComix si inserisce naturalmente in questo percorso: non come un’immagine che cristallizza un’identità, ma come una figura in trasformazione, colta nel momento stesso del cambiamento. Un riflesso sull’acqua che ci somiglia abbastanza da riconoscerci, ma non tanto da impedirci di muoverci.

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