«All’età di sessant’anni non ho ancora capito cosa mi piace fare di più», esordisce l’artista. Classe ’65, Stefano Zattera è infatti pittore, fumettista, illustratore e scrittore: «a periodi passo da una cosa all’altra, a seconda delle idee che mi vengono. Sono un po’ schizofrenico, in questo senso, artistico e multimediale», ci racconta con un po’ di autoironia. Foureyes Four Stories, il suo volume in concorso per la seconda edizione di InnovaComix, è la sintesi perfetta della sua versatilità. Il personaggio di Earl FourEyes vive quattro avventure in quattro linguaggi diversi: una storia a fumetti, un fotoromanzo in stile noir anni Quaranta, un racconto scritto e una storia illustrata senza testo. Un progetto insolito e sperimentale, che Zattera definisce «un prodotto editoriale anomalo». «Per me è importante cambiare media comunicativo – continua l’autore – innanzitutto perché mi piace imparare cose nuove, ma anche perché fare sempre la stessa cosa mi stanca facilmente: mi sono posto così la sfida di creare quattro storie dello stesso personaggio che si adattassero a diversi media narrativi». Insomma, il volume di Zattera è una coraggiosa intersezione di stili e linguaggi, che ci parla innanzitutto della multidisciplinarietà del suo autore: un’artista che ha ancora voglia di mettersi in gioco.
L’esasperazione della nostra società
Si chiama Earl FourEyes – letteralmente quattr’occhi – ma il detective di Zattera non porta gli occhiali, bensì ha proprio quattro occhi: «nel mondo di Earl sono tutti mutanti – spiega l’autore – mille anni di guerre atomiche, inquinamento, ingegneria genetica, chirurgia plastica estrema, accoppiamenti con specie aliene, hanno fatto sì che non esista più nessuno uguale a un altro». Le sue avventure hanno come scenario la Nazione Lattea, una galassia quasi interamente colonizzata e sotto il regime consumista e superburocratico del leader Mr. Pipa: «è un futuro distopico avanti mille anni, che nasconde sicuramente un lato di critica sociale, ma anche di satira politica», rivela Zattera. Anche se si tratta di un futuro lontano, infatti, la Nazione Lattea mantiene elementi della nostra contemporaneità: «è un’esasperazione della nostra società, una possibile evoluzione di quello che stiamo vivendo», commenta l’autore.
Una distopia che guarda anche al passato
Il mondo di Earl FourEyes è un mondo in bianco e nero: nella galassia è apparso un buco nero, che lentamente divora tutti i colori della realtà. A onor del vero, però, l’universo del detective si è articolato sin dagli albori, nel ’95, su una scala di grigi: i colori sono comparsi solo nel 2016, quando Zattera ha deciso di ripubblicare le avventure di ForEyes a colori. «Il buco nero è, in realtà, un espediente grafico per tornare a fare le storie in bianco e nero – spiega l’artista – che in realtà mi piacevano di più: semplicemente ho voluto che questo cambiamento fosse giustificato anche sul piano narrativo». Anche questo ritorno è frutto, dunque, della «schizofrenia artistica» dell’autore, ma che si rivela anche una scelta stilistica interessante: «il bianco e nero è una chiara citazione al vecchio genere del noir», spiega Zattera. Non è però questo l’unico richiamo al passato: altri elementi della Nazione Lattea, come i Servizi Segreti Superburocratici, i SSS, e Woodstock XXIV, il pianeta dei dissidenti politici, connotano la distopia futuristica di Zattera anche come un ricordo del passato.
Non sarà la prima volta a Lugano per Zattera, che si è recato sulle sponde del Ceresio già in gioventù, quando però – a questo punto verrebbe da dire, chiaramente – si occupava di altro: «in quanto autore, sarà comunque la prima volta, possiamo dire così», incalza.

