Una caduta, un ginocchio sbucciato e un labbro sanguinante. Per consolare il figlio, una madre compra un fumetto di Mickey Mouse. È così che nasce l’incontro di Ulrich Schröder con il mondo Disney. Un incontro destinato a durare tutta la vita: «da quel momento ho iniziato a collezionare i fumetti di Topolino e ogni settimana andavo in edicola a comprare il nuovo numero», racconta l’illustratore tedesco. Con il tempo, quella passione infantile si trasforma in qualcosa di più profondo: Schröder comincia a disegnare sempre più spesso e, quasi senza rendersene conto, matura ambizioni più grandi. L’idea di lavorare per Disney gli appare subito naturale: «pensavo che fosse un lavoro fantastico, non mi sono nemmeno chiesto se fosse fattibile oppure no». Ancora giovanissimo, dunque, si presenta direttamente negli uffici Disney di Francoforte per proporsi come freelance. Forse per la convinzione che aveva negli occhi, o forse – come racconta oggi – perché «non sapevano bene a chi spettasse la decisione», nonostante i suoi soli venti anni, il responsabile rispose semplicemente «puoi iniziare dalla prossima settimana». L’avventura con Disney inizia così quasi per caso, ma segna l’inizio di una carriera di grande successo. In pochi anni, il disegnatore tedesco passa dal tavolo da disegno di Francoforte ai vertici creativi di Disney Europe: nel 1989 viene infatti chiamato a Parigi come Art Director di Disney Publishing Worldwide e per i successivi diciassette anni diventa una figura centrale di Disney Europe. Nel 2006 lascia Disney Europe per fondare Duckworks, uno studio creativo che continua tuttora a collaborare con Disney su base freelance e che si occupa interamente ai suoi personaggi preferiti: i paperi.
Il media del futuro
«Non mi considero un artista, ma un artigiano – chiarisce Schröder – io lavoro con una storia che mi viene data e ho sempre dei criteri formali da seguire: un artista è colui che, davanti a una pagina bianca, è capace di creare da zero qualcosa di significativo». Il fumetto, però, rimane per lui un contenitore potentissimo: «è un media che ha tutte le potenzialità per essere vera arte di qualità». A fare la differenza, sottolinea il disegnatore tedesco, «è sempre il contenuto». E mentre molti guardano con incertezza al futuro del fumetto, Schröder non condivide questi timori e rivendica invece con convinzione l’importanza di questo linguaggio: «credo che il fumetto abbia un grande potenziale proprio oggi – osserva – perché permette a ogni autore di essere il regista di sé stesso». In un panorama creativo in cui raccontare storie richiede risorse sempre più ingenti, il fumetto resta una via diretta e accessibile: «bastano un foglio e una matita per raccontare una storia con la stessa forza espressiva di un film, ma solo con le forze dell’artista», continua l’illustratore Disney.
Restare fedeli a Disney
Schröder, in tutta la sua lunga carriera, ha disegnato quasi esclusivamente paperi e Mickey Mouse. «Mi piace disegnare solo questo, nient’altro», racconta l’illustratore tedesco. Solo in un momento della sua carriera, quando gli uffici Disney si spostarono a Londra, pensò di approcciarsi anche ad altro: «ho pensato di dedicarmi ai travel sketchbooks, all’epoca non lo faceva praticamente nessuno», racconta. L’idea, però, non decollò e la sua carriera rimase saldamente legata all’universo Disney. La ragione affonda nei ricordi dell’infanzia: «ho ancora vividi in mente i momenti in cui leggevo i miei primi fumetti Disney – racconta il disegnatore – era un sentimento incredibile». Ed è proprio quell’emozione che continua a guidarlo: «mi piace pensare che il mio lavoro possa creare emozioni simili anche per le generazioni future», confida Schröder. In questo spirito di genuinità e spontaneità si inserisce anche il rapporto diretto che l’artista mantiene con il suo pubblico. Schröder, ci racconta, ama disegnare dal vivo: «adoro vedere i sorrisi comparire sui volti delle persone quando dedico loro un disegno». «È poi anche un esercizio molto interessante per me – continua l’artista – perché devo avere delle buone idee in pochissimo tempo, e lo adoro». Per questo motivo, l’illustratore tedesco non si limita mai a sketch semplici o ripetitivi: «cerco sempre pose ed espressioni diverse, qualcosa che sia davvero interessante», proprio come quel primo fumetto, comprato per consolare un ginocchio sbucciato.

