I guai di famiglia, con Lorenzo Palloni

Raymond Chandler sosteneva che, per funzionare davvero, un giallo deve poggiare su premesse credibili, capaci di reggere il peso della realtà. È successo un guaio, la serie di Lorenzo Palloni, nasce proprio da questa esigenza: raccontare un noir seriale e sociale che affondi le radici in un mondo riconoscibile, sporco, plausibile. Al centro c’è una famiglia di La Spezia – «una città di mare senza mare, brutta e ostile» – che diventa il punto di osservazione privilegiato per indagare non solo un crimine, ma un intero sistema di relazioni, affetti e fallimenti. «Volevo confrontarmi con quel tipo di racconto e una volta trovata la famiglia Malocchi, il resto è venuto da sé», racconta l’autore. Il progetto è ambizioso: volumi autoconclusivi inseriti in una continuità più ampia, con un orizzonte narrativo già definito. «Senza prospettiva non ci si muove nemmeno», spiega Palloni. La storia è ambientata nella provincia ligure che Palloni sceglie di raccontare senza indulgenze, restituendole però dignità narrativa. Un luogo perfetto per un racconto che mescola grottesco e tragedia, guardando tanto alla saga dei Malaussène di Daniel Pennac quanto a Slow Horses di Mick Herron. 

Il titolo nasce da una frase domestica e spiazzante: «È successo un guaio» è l’inizio di ogni telefonata di mamma Malocchi ai figli, l’annuncio di una cattiva notizia che non illude mai. Un’ironia feroce, se si pensa che «i guai» sono omicidi, attentati, tragedie. Il sottotitolo del primo volume, Strumenti disumani, amplia il senso del racconto: dagli attentati che innescano la trama agli affetti trasformati in armi, alla fantasia con cui si riesce a infliggere dolore proprio a chi si ama.

La famiglia (dis)funzionale

La Hari Investigazioni è prima di tutto una famiglia disfunzionale. Ma per Palloni la disfunzione non è un’eccezione: «Non esistono famiglie funzionali, esistono solo famiglie». «La famiglia è il fulcro della nostra società: va criticata e devastata per poterla superare», continua Palloni, con uno sguardo che non concede assoluzioni. I Malocchi sono dunque una famiglia italiana «contemporanea, contraddittoria, fragile e ipocrita, capace di funzionare solo quando collabora». Più che individui separati, formano un organismo unico, in cui le mancanze di uno vengono compensate dagli altri. Tra i fratelli, Kris è quello che «unisce le fila», l’intuitivo, ma anche il più fragile. «L’intuizione della verità porta isolamento e sofferenza», spiega l’autore. Kris non è però un protagonista solitario: può arrivare alla verità solo grazie alla collaborazione con i fratelli, alla concretezza di Dami e alla brutalità affettiva di Jo. 

Una storia frenetica e violenta

Bombe, morti, mafia, poliziotti violenti: È successo un guaio è attraversato da una profonda sfiducia nelle istituzioni. Ma per Palloni non è una deformazione narrativa: «è un presente laterale e grottesco, ma plausibile». L’Italia che emerge è un paese frammentato, che non ha mai fatto i conti con il proprio passato. «Siamo un mostro di Frankenstein, tenuto insieme a forza», commenta l’autore. Anche il segno grafico risponde a questa visione: Palloni predilige il bianco e nero, lo «zero-uno» del fumetto. Il libro è realizzato interamente a pennarello su carta A4: un segno nervoso, istintivo, necessario a raccontare una storia frenetica e violenta. «Non sono io a decidere», conclude, «è la storia che decide come vuole essere disegnata». Così, affaticato e assoggettato alle storie che lo raggiungono, Palloni ritiene però di fare «la vita migliore del mondo»: quella del fumettista.

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