C’è una forma di racconto che non cerca l’eccezionale, ma si muove nei margini della quotidianità, nelle pieghe quasi invisibili dell’esperienza comune. Animali domestici, il volume in concorso a InnovaComix di Bianca Bagnarelli, nasce proprio da qui: da una costellazione di storie brevi che non ambiscono a spiegare il mondo, ma a restituirne piccoli scarti, impressioni, «frammenti di vita». «È una raccolta di tredici racconti», spiega l’autrice, «realizzati e pubblicati nell’arco di circa dieci anni, dal 2013 al 2024». Storie di lunghezze diverse, dalle otto alle ventiquattro pagine, nate in contesti altrettanto diversi, ma unite da una stessa mano e da uno sguardo riconoscibile. Molti dei racconti di Animali domestici hanno preso forma all’interno di Delebile, la realtà di autoproduzione fondata da Bagnarelli insieme ad alcuni amici all’Accademia di Belle Arti di Bologna. «Facevamo una rivista antologica e piccoli libretti che portavamo ai festival, in Italia e in Europa», racconta. Altri lavori sono nati invece per riviste straniere: Fish, una delle storie incluse nel volume, è stata nel 2014 la sua prima collaborazione con un editore esterno, la casa editrice inglese Nobrow. In un certo senso, riunire oggi questi materiali in un unico libro significa anche sottrarli all’effimero. «Le storie brevi per loro natura finiscono su supporti fragili: riviste, cataloghi, piccoli libretti stampati in poche copie o PDF online. Il libro è stato un modo per fare il punto: dieci anni di fumetti raccolti finalmente in un oggetto», illustra Bagnarelli.
«Alcune piccole ossessioni»
Nonostante il titolo, Animali domestici non parla davvero di animali. «Non è un libro sugli animali», chiarisce Bagnarelli, «anche se nelle storie compaiono spesso: gatti, pesci, conigli, lupi». Il titolo nasce quasi per sottrazione. «Sono terribile a dare titoli», ammette. «È stato suggerito da un’amica e, quando l’ho sentito, mi è sembrato che funzionasse molto bene». A tenere insieme i racconti non è un tema unico, ma una sensibilità comune. «Non sono mai storie allegre, ma racconti brevi, di persone normali. Entriamo nella vita dei personaggi per pochi istanti: qualche ora, qualche giorno», illustra l’artista. Tornano la famiglia, i legami affettivi, la difficoltà di relazionarsi con gli altri, una solitudine diffusa che attraversa anche le relazioni più affollate. «Non penso mai al senso finale – spiega l’autrice – ogni storia nasce da un’esigenza del momento: i significati emergono quando le storie si incontrano tra loro».
Scrittura, colore, composizione
Nei fumetti di Bagnarelli il colore occupa un ruolo centrale. «Quando scrivo una storia, una delle prime cose a cui penso è la luce», spiega. «La palette cromatica viene fissata molto presto, perché il colore racconta tanto quanto le parole». Un approccio maturato anche grazie al lavoro come illustratrice, che l’autrice definisce «una palestra continua di composizione e pensiero visivo». Una pratica che non riguarda solo il segno, ma il modo stesso di pensare le storie, e che affonda le sue radici in un rapporto con il fumetto nato molto presto. «Ho sempre letto fumetti», racconta. «Sono stati uno dei modi in cui ho imparato a leggere». Disegnare e inventare storie è sempre stato un orizzonte naturale: «Non mi sono mai davvero immaginata di fare altro». Quando all’Accademia di Belle Arti di Bologna viene avviato il corso di fumetto, il percorso si definisce. «Da lì», conclude, «è andata tutta dritta».
Animali domestici è il suo primo libro in libreria, ma non un debutto improvviso. È piuttosto una raccolta di tracce, tentativi e frammenti che, messi insieme, restituiscono uno sguardo coerente sul mondo: discreto, laterale, profondamente umano.

