Chi ha fatto esperienza diretta del plurilinguismo lo sa: le lingue non sono solo diversi modi di dire la stessa cosa, bensì veicolano interi schemi mentali e modi di vivere, sfumature diverse della realtà. Questo è il motivo per cui, ad esempio, i modi dire rimangono sovente intraducibili, o anche perché certi concetti sono ancorati alla loro lingua di appartenenza: celeberrimo è, per citarne uno, il caso della parola portoghese saudade. È proprio in questa dimensione di intraducibilità che si muove Un’ultima cosa, l’opera in nomination per i Cygne d’Or di InnovaComix di Criminaliza, pubblicata da Diabolo Edizioni: «nel mio libro cerco di mostrare come la comunicazione sia sempre anche una rinuncia, perché qualcosa di ciò che siamo o intendiamo va sempre perduto», racconta Criminaliza. Non a caso, il tema della traduzione è centrale nella vita dell’autrice, che, scappata dalla Russia verso l’Italia, ha scritto la prima stesura dell’opera nella sua lingua madre: «ho iniziato a scrivere in russo perché è l’unica lingua in cui riesco a cogliere davvero tutte le micronuance, poi il mio editore mi ha aiutato con la traduzione». «È stato un lavoro difficile – racconta l’artista – ma mi ha permesso di scoprire che il russo e l’italiano sono molto più simili rispetto, ad esempio, all’inglese», racconta sorridendo.
Un progetto editoriale particolare
Un’ultima cosa è un progetto editoriale particolare: è in realtà il quarto volume di «Materia Degenere», una collana pubblicata da Diabolo edizioni che accosta degli autori emergenti ai grandi artisti della Nona Arte: i primi devono studiare il lavoro dei secondi, e creare un’opera che si rifaccia al loro stile e all’immaginario. «Il mio compito era creare un’opera nuova, scritta e disegnata da me, ma partendo dall’immaginario di Francesca Ghermandi», spiega Criminaliza. «Ho iniziato studiando le sue opere e leggendo le sue interviste, ma il problema è che all’epoca ero appena arrivata in Italia, e non capivo ancora bene la lingua: guardavo le immagini ma non capivo le parole, così è nata l’idea di scrivere un’opera sulla difficoltà di comunicare», spiega l’autrice. La passione per le parole, per Criminaliza, parte però da più lontano: «all’università ho studiato linguistica e letteratura, e mi ha sempre affascinato il fatto che le parole, in generale, non sono mai del tutto adatte a raccontare cosa pensi». Viene da chiedersi se non sia stata proprio questa convinzione ad avvicinare Criminaliza al mondo del fumetto, in cui alle parole vengono in aiuto anche i disegni.
L’arte, un filo tra autrice e fruitrice
A guidare il racconto sono ME e TE, figure semplici ma capaci di parlare a tutti: «Ghermandi racconta spesso fiabe, così mi è venuta l’idea di creare una fiaba universale e, per semplicità, ho chiamato i miei personaggi ME e TE». «Sono poi dell’idea che l’arte – continua Criminaliza – racconti la vita del suo artista, dunque le mie storie parlano un po’ di me a te che stai leggendo e che magari ti ritrovi nelle vicende che narro». In Un’ultima cosa, ME dovrà sopravvivere a un uragano (di nome Giorgio), solcare il Mare dell’Autocommiserazione, fungere da organismo ospite per la schiusa di una larva e affrontare la propria passività nei confronti della vita: ma qual è l’ultima cosa che ME deve ancora fare al termine della sua infinita lista di incombenze? Sembra saperlo solo TE, che dall’hospice in cui è ricoverato dà enigmatiche indicazioni attraverso un telefono disturbato.
Criminaliza ha già fatto tappa in altri festival del fumetto in Svizzera, ma Lugano è ancora una novità per lei: a InnovaComix saremo felici di darle il benvenuto, con l’augurio che dal vivo emerga ciò che queste poche righe non sono riuscite a cogliere fino in fondo.

