Urban Sketchers, carnettisti e vedutisti. Hanno tutti nomi diversi ma sono accomunati dalla stessa pratica: il disegno dal vero en plein air – all’aria aperta. Che sia a matita o acquerelli, da soli o in compagnia, in viaggio o nei dintorni di casa propria, il disegno dal vivo è una pratica che arriva dal passato ma che ancora oggi riesce a coinvolgere persone di ogni età. “L’aspetto che affascina di più è il piacere di stare in un luogo e osservare – ci racconta Bruno Pinoli, fondatore del gruppo Urban Sketchers Ticino (USTi) – che non è solo guardare, ma è concedersi il tempo di ritrarre ciò che ci sta di fronte con calma e lentezza”. Un esercizio in cui molti, affaticati dai ritmi frenetici che la vita quotidiana talvolta richiede, riescono a riscoprire il piacere di stare seduti all’aperto in compagnia. “È quasi come una meditazione: non ci si accorge dello scorrere del tempo e ci si concentra su ciò che si vede, su ciò che ci circonda, su ciò che respiriamo”, continua l’artista.
Un esperimento che ha riscosso successo
L’Urban Sketching, con questa definizione, nasce come un forum online creato dal giornalista e illustratore americano Gabriel Campanario nel 2007. L’idea era quella di offrire una piattaforma a tutti coloro che fossero appassionati di disegno en plein air per scambiarsi i propri disegni. Mostrare agli altri i propri progressi, prendere ispirazione da tecniche nuove e mai viste, osservare le esperienze di artisti lontanissimi da noi. Oggi, nel mondo, contano quasi 600 gruppi di Urban Sketchers e anche il Ticino non è da meno. Qui il movimento ha preso vita nel 2018 grazie all’iniziativa di Bruno Pinoli che, di rientro da un festival dedicato proprio ai carnet de voyage, si è detto: “Dobbiamo fare qualcosa anche in Ticino”. I primi passi mossi dall’USTi furono negli spazi di uno studio di architettura a Lamone. “L’esposizione durò un mese – racconta Pinoli – e offriva uno spaccato su soggetti e tecniche diverse fra loro: c’era chi presentava l’Egitto, chi il Sud America, chi scorci del territorio”. La mostra riscosse successo e così Pinoli e un manipolo di seguaci formarono il gruppo iniziale, che nel 2023 diventò associazione e oggi conta più di cento iscritti.
Il disegno come pratica partecipativa
“Avventura” è la parola che Pinoli sceglie per descrivere questo mondo. “Ogni volta che ho un taccuino in mano e mi metto a disegnare all’aperto, diventa sempre un’avventura”, ci racconta. Non solo perché l’impresa di riprodurre su carta ciò che ci circonda non sia una cosa da poco, ma perché la disposizione dell’Urban Sketcher attira lo sguardo dei passanti curiosi. “Mi trovavo a Cusco, in Perù, e stavo disegnando una bellissima cattedrale davanti a cui mi ero trovato, quando un ragazzino che faceva il lustrascarpe mi si avvicinò incuriosito. Gli porsi del materiale da disegno, ma lui mi chiese se potessi disegnare la cattedrale sulla sua cassetta degli attrezzi”, ricorda l’artista. “Io esaudii il suo desiderio e lui, per ringraziarmi, volle a tutti i costi lustrarmi le mie scarpe da trekking”, conclude sorridendo Pinoli.
L’Urban Sketching offre dunque anche spunti per l’incontro con l’altro: non solo con chi condivide con noi il momento del disegno, ma anche con chi, a posteriori, può vivere luoghi conosciuti o sconosciuti attraverso gli occhi di chi li ha disegnati. È proprio la condivisione, del resto, uno dei pilastri della filosofia dell’Urban Sketching. Ed è a questo principio che si allinea il GEA Art Fest, nella sua terza edizione, offrendo una piattaforma espositiva che coinvolge un ampio pubblico di professionisti, amatori o anche solo curiosi.

