Le favole dell’amore, con Francesco Cattani

Le storie d’amore, all’inizio, sembrano spesso una favola. Ma cosa succede quando questa magia viene messa in discussione da credenze che ci abitano senza che ce ne rendiamo conto? Cosa accade quando siamo noi stessi a dubitare della legittimità di un amore? Non è una posizione semplice, ma è proprio da qui che Francesco Cattani decide di partire. Favola, il volume con cui è in concorso in questa seconda edizione di InnovaComix, nasce dal coraggio di mettere in scena un’esperienza personale e di attraversarla senza scorciatoie narrative, lasciando che siano i fatti, e non una morale, a parlare. Favola racconta una storia d’amore che, come molte, inizia con la leggerezza e l’entusiasmo tipici dell’incontro. Ma è anche «la favola che i due personaggi si raccontano», spiega Cattani: quella di poter vivere il loro legame liberamente e serenamente nella società. Una promessa che si incrina presto, perché la relazione è tra un ragazzo cisgender e una ragazza transgender: una coppia che, nella provincia italiana — e non solo — fatica a trovare spazio e legittimazione. Il sottinteso è chiaro: «delle donne trans non ci si innamora». E invece lui decide di seguire ciò che sente. Una scelta che scombina ogni equilibrio: le amicizie, i rapporti familiari, lo sguardo degli altri. «Cambia il modo in cui il protagonista viene percepito – racconta Cattani – e lui era abituato a essere visto in un certo modo». Il giudizio esterno diventa così un peso interiore, una voce che costringe il protagonista a rimettere in discussione sé stesso.

Stare insieme ai propri limiti

Favola, per Cattani, è uno dei lavori più vicini all’autobiografia. «È il volume in cui sono stato più fedele a ciò che ho vissuto», ammette, pur precisando che i personaggi non sono ritratti diretti di persone reali. Gli eventi, però, lo sono. Eppure, l’autore rifiuta l’idea di aver scritto un libro “politico” in senso programmatico. «Non ho raccontato questa storia con un intento sociale», spiega. «Ho semplicemente raccontato la mia esperienza dal mio punto di vista». Questo non significa, però, che il libro non abbia una risonanza politica. Al contrario, Favola mette a nudo meccanismi sociali profondi: battute omofobe e transfobiche pronunciate con leggerezza, violenze normalizzate, ruoli interiorizzati. «Le prime barriere sono dentro il protagonista – osserva l’autore – un ragazzo perfettamente integrato in quelle dinamiche finché non ci si scontra direttamente; solo allora si trova costretto a fare i conti con un sistema di valori che sente ormai incompatibile con ciò che è». «È una persona formata in un modo che va contro sé stesso», precisa l’artista. Cattani non cerca di offrire soluzioni né di indicare una direzione morale. «Un autore dovrebbe farsi da parte – continua l’autore – raccontare senza dare una chiave di lettura». Favola è questo: una storia di due persone che cercano di stare insieme nonostante i propri limiti, i propri muri interiori. Un racconto che mostra come spesso serva vivere le cose in prima persona per comprenderle davvero — e come questo limite umano faccia parte del percorso di crescita.

Un linguaggio libero

Per raccontare questa storia, Cattani sceglie il fumetto proprio per la sua libertà. «Quando ho iniziato, il fumetto era magmatico», racconta. «Potevo sedermi a un tavolo con un foglio e raccontare una storia senza chiedere permesso a nessuno». Un linguaggio che gli ha permesso un’indipendenza totale, sia narrativa sia produttiva, e che oggi considera uno strumento artistico maturo, capace di affrontare temi complessi senza mediazioni.

Il fumetto arriva nella vita di Cattani quasi per necessità. Dopo studi teorici al DAMS e un periodo di lavoro parallelo all’università, sente l’urgenza di raccontare. «Avevo poco tempo, poco spazio e grandi necessità narrative», ricorda. Il fumetto si impone come il mezzo più semplice e immediato. «Non so nemmeno se è stata una scelta», conclude. «È il fumetto che ha scelto me».



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