«OUAOU! Ci devo scrivere un libro!». La filosofia nasce dalla sorpresa, diceva Aristotele, ma a quanto pare anche i fumetti. O almeno è così che nascono i libri di Edmond Baudoin, ci racconta lo stesso artista: da un’intuizione improvvisa, da qualcosa che si impone prima ancora di trovare una forma definitiva. In concorso a questa seconda edizione di InnovaComix, l’artista francese sarà presente con Un rubino sulle labbra, un’opera pubblicata per la prima volta nel 1986 e riproposta nel 2025 da Comicon Edizioni in una nuova edizione italiana. La storia, spiega Baudoin, «racconta ciò che succede tra il nero e il bianco». Non come opposizione morale o simbolica, ma come condizione esistenziale. Marc è «bianco nella testa», Simon è «nero nella testa»: due amici legati da un rapporto asimmetrico, fragile, necessario. Attorno a loro c’è Joss, anche lei «nera nella testa», che desidera morire. Simon la aiuta: «è normale», dice l’autore, «è nero anche lui». Non c’è giudizio, solo una logica interna che si impone. Il racconto prende la forma di un attraversamento. Marc vuole capire il nero di Simon, e insieme si spingono verso il bianco della montagna, verso una frontiera che separa e allo stesso tempo rivela. In una baita Marc prova a comprendere; poi la fuga, la neve, il paesaggio che cancella. «Nella salita verso la frontiera», racconta Baudoin, «il bianco viene portato via dal bianco della neve». Marc, che sta al centro, viene inghiottito. Simon, che sta ai margini, resiste. Anzi, salva Marc dalla neve e lo porta sulle spalle. Ma l’equilibrio non regge: «se metti il nero sul bianco, il bianco muore».
Quando il disegno diventa senso
In questo libro, il significato non passa soltanto dalle parole. Anzi, spesso non passa affatto da lì. «Invito il lettore a divertirsi guardando le vignette», suggerisce Baudoin. Simon è quasi sempre disegnato ai bordi delle tavole, mentre Marc occupa il centro. Quando Simon è costretto a entrare al centro – nel momento in cui salva Marc dalla neve – reagisce con fastidio, impreca: non è il suo posto. Più avanti, è Marc a scivolare ai margini delle pagine. Ed è lì che muore. Anche la composizione diventa racconto: «quando Marc è al centro della vignetta, il bianco lo porta via», mentre Simon, laterale, non viene travolto.
Il nero e il bianco non vengono mai spiegati una volta per tutte. Sono disseminati nel libro come indizi: nella lettera che Joss scrive a un quotidiano, nelle immagini dell’infanzia, nella vignetta in cui Simon bambino scopre il nero della morte dentro un’auto. «È un vero rompicapo», dice l’autore. Un puzzle che non si chiude del tutto, ma che chiede al lettore di sentire prima ancora di capire.
Scrivere disegnando
Un rubino sulle labbra è stato pubblicato molti anni fa, ma arriva solo oggi al pubblico italiano. «È una grande gioia», confessa Baudoin, «perché la storia del nero e del bianco sarà sempre attuale. Oggi forse ancora di più». Un’attualità che nasce dal modo in cui l’opera parla della complessità delle relazioni umane e della distanza, a volte siderale, che può instaurarsi tra due persone.
Tra le influenze che Baudoin riconosce, una emerge su tutte: José Muñoz. Non tanto per lo stile, quanto per l’idea che il disegno sia una forma di scrittura. «Io scrivo disegnando e disegno con le parole», spiega. Quando colloca Simon ai margini delle vignette, infatti, non lo esplicita mai nel testo. «Spero che i lettori lo sentano dentro di loro». È lì che il disegno diventa linguaggio, che la pagina parla senza bisogno di essere tradotta. «Metto parole che non esistono», conclude, «a meno che non si leggano nel disegno».
Un rubino sulle labbra chiede proprio questo: non di essere spiegato, ma attraversato. Come una frontiera, come una macchia di nero su una distesa di bianco.

