Immaginare un mondo dopo l’uomo è un esercizio che dice molto del nostro presente. In Terra Animalia, gli autori costruiscono una fiaba ambientata in un futuro lontanissimo, in cui l’umanità ha abbandonato la Terra dopo averne esaurito le risorse. A restare sono gli animali, che hanno imparato a vivere di nuovo in equilibrio tra loro, mentre la natura si è lentamente rigenerata. L’idea alla base del libro nasce da una riflessione condivisa tra lo sceneggiatore Patrick Mallet e l’illustratore ginevrino Tom Tirabosco. «Avevamo il desiderio di parlare del nostro rapporto con i non-umani e con la natura – commenta l’illustratore – mostrando quanto nel corso dei secoli siamo diventati via via sempre più sconnessi». Terra Animalia rimanda così, in modo indiretto, al tema del transumanesimo e di una certa visione del futuro umano che guarda altrove, verso altri pianeti: «pensiamo ad esempio a figure come Elon Musk – continua l’artista – che immaginano il futuro dell’umanità su Marte, invece che sulla Terra». Al tempo stesso, però, il libro è anche un omaggio ai fumetti dell’infanzia e all’animazione classica: «volevamo richiamare i cartoni Disney in cui gli animali parlano, quelle storie capaci di affrontare temi profondi attraverso una forma apparentemente semplice», racconta Tirabosco. Il risultato è una fiaba che evita il tono catastrofico e invita, piuttosto, a riflettere sul posto che occupiamo nel nostro ecosistema.
Nyelle, il ponte tra i mondi
Al centro della storia c’è Nyelle, una giovane licaone, l’unica a osare avvicinarsi agli esseri umani sopravvissuti allo schianto. La scelta di questo animale non è casuale e porta con sé un’idea precisa di prossimità e distanza. «Avevamo voglia di un personaggio che richiamasse i nostri animali da compagnia, in particolare il cane», spiega Tirabosco. «Il licaone però – continua l’artista – è un cane selvatico dell’Africa, estremamente sociale e abituato a vivere in branco, lontano dunque da qualsiasi idea di natura addomesticata» Nyelle diventa così figura di mediazione: un ponte fragile ma necessario tra mondi che hanno smesso di comprendersi, e che ora devono decidere se esiste una possibilità di coesistenza senza supremazie.
L’ecologia come unica urgenza
Guardando al proprio percorso, Tirabosco riconosce come il tema ecologico sia diventato sempre più centrale, fino a occupare quasi tutto lo spazio della sua ricerca artistica. «Ormai è praticamente l’unica tematica che mi interessa davvero», afferma. Le domande che attraversano Terra Animalia sono infatti i quesiti centrali che attraversano tutto il lavoro dell’artista: come uscire collettivamente dalla crisi, cosa resta del nostro antico rapporto con la natura e con il selvaggio, e come potremo riallacciare questo legame per sopravvivere. In questa prospettiva, la fiaba diventa uno strumento per immaginare alternative, spostare lo sguardo e ripensare l’idea stessa di “progresso”.
Il monotipo e il ritorno del colore
Il marchio di fabbrica del tratto di Tirabosco è una tecnica chiamata monotipo. «È un processo che prevede il trasferimento dell’inchiostro da una superfice non assorbente, come il vetro o la plastica, a una invece assorbente, come la carta», illustra l’artista. Questa tecnica si distingue poiché da vita a dei irripetibili: ogni trasferimento infatti è unico e impossibile da ricreare. È anche, per Tirabosco, un modo di sottrarsi alla “norma” del fumetto e di portare nel racconto «un respiro più pittorico». Con Terra Animalia, Tirabosco torna anche al colore, dopo diversi lavori in bianco e nero. «Avevo bisogno di un libro più luminoso – spiega – perché si rivolge a un pubblico familiare». Il risultato è un impasto tecnico e visivo: matite colorate acquerellabili, colore digitale e, in alcune pagine, monotipo. Una sintesi coerente di un percorso che continua a interrogare il nostro rapporto con il mondo vivente e alla possibilità, ancora aperta, di imparare finalmente a «parlare con gli animali».

