Il genere Majokko, con Jacopo Moruzzi

Nata come serie a puntate e poi raccolta in volume, Mega Tree Majokko è una corsa senza freni tra comicità slapstick, avventura e parodia del genere majokko. «È nata come serie a puntate – racconta Moruzzi – e i primi dodici capitoli, quelli che ho disegnato io, sono poi stati raccolti in questo volume unico». Un passaggio non solo editoriale, ma anche narrativo: il libro raccoglie gli episodi originariamente pubblicati in bianco e nero, colorandoli e restituendo una lettura più compatta: «letta tutta di seguito, secondo me guadagna qualcosa in più, sono capitoli molto concitati, pieni di azione e movimento», continua l’illustratore. La struttura seriale, fatta di episodi brevi e densissimi, trova così una nuova efficacia nella lettura in volume. Il ritmo serrato diventa uno degli elementi centrali dell’esperienza: gag, colpi di scena e combattimenti si susseguono senza tregua, tenendo alta l’attenzione e spingendo il lettore a proseguire. Il genere è dichiaratamente comico, ma difficile da incasellare: «è commedia pura, ma anche avventura», spiega Moruzzi. La comicità oscilla tra slapstick e battute verbali: schiaffi, deformazioni e gag fisiche che richiamano i Looney Tunes convivono con giochi di parole e situazioni paradossali. A questo si aggiunge una forte componente action, ispirata al mondo manga e shōnen, con combattimenti coreografati, poteri e strategie. 

Come le eroine giapponesi, ma più divertenti

Le protagoniste sono tre eroine – Sakurako, Baobabbuko e Bananoko – che giocano apertamente con l’immaginario delle majokko giapponesi, le “ragazze magiche” alla Sailor Moon, ma dialogano anche con modelli più occidentali come quello delle Superchicche. «L’universo di riferimento è quello dei gruppi di eroine», chiarisce Moruzzi, «ragazze diverse tra loro che si trasformano e combattono insieme». Un archetipo condiviso da tradizioni culturali differenti, che Mega Tree Majokko rielabora in chiave ironica. La parodia emerge soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi: Sakurako è potentissima, ma pigra e appassionata di videogiochi; Baobabbuko può diventare gigante, ma è distratta e caotica; Bananoko, infine, non possiede veri poteri magici, ma risolve ogni conflitto a colpi di mazza da baseball. «È forse lei l’elemento più parodico – ammette Moruzzi – perché quando si trasforma… dà solo mazzate».

Le bambine «burlone»

Dietro la leggerezza, però, c’è un’attenzione precisa alla rappresentazione. «Nei miei fumetti mi occupo spesso di personaggi femminili e dunque il tema di una rappresentazione non stereotipata mi è molto a cuore», spiega il disegnatore.  «Non mi interessa che i personaggi femminili siano sempre eroici in senso tradizionale». Anzi, le Mega Tree Majokko rivendicano il diritto alla goffaggine, all’errore, alla leggerezza. «Baobabbuko, per esempio, è giocherellona, a volte anche un po’ burlona», dice Moruzzi senza mezzi termini. «E va bene così: il panorama dei personaggi maschili è costellato da personaggi simili, servono anche figure femminili che riescano a non essere sempre serie». Un approccio che ha trovato riscontro diretto nel pubblico. «In fiera è successa una cosa molto bella», racconta, «alcune lettrici, anche molto giovani, hanno fatto il cosplay delle protagoniste». Un segnale chiaro: personaggi diversi, imperfetti e fuori norma possono diventare modelli di identificazione forti. «Piacciono proprio perché sono diverse tra loro», conclude Moruzzi, «e perché possono parlare a tante persone differenti, senza imporre un unico modo di essere forti».

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