Draghi addormentati nelle guglie di Notre-Dame, gargoyle che osservano silenziosi la città e una Parigi notturna, sospesa tra mito, amore e sacrificio. La città dei dragoni è il graphic novel che porta Antonio Sandoval a Innovacomix, un’opera visionaria scritta da Joann Sfar e illustrata da uno degli autori più poetici e inquieti del fumetto contemporaneo. Messicano di nascita ma parigino d’adozione, Sandoval vive nella capitale francese da molti anni, trovando nel suo paesaggio urbano una fonte inesauribile di suggestioni. «Parigi continua a ispirarmi profondamente: amo i gargoyle, le chiese gotiche, le passeggiate lungo la Senna. Ho ancora molte storie da raccontare qui», confessa l’artista. Non è un caso, dunque, che i draghi si nascondano proprio negli elementi architettonici più iconici della capitale francese: figure immobili che osservano dall’alto, aspettano e sognano.
Draghi, sacrifici e una sola notte
Ambientata nella Parigi del 1900, la storia immagina che i draghi vivano nascosti da oltre mille anni, sigillati magicamente nei gargoyle che vegliano sulla città. A tenerli addormentati è un patto antico: per garantire la sicurezza di Parigi è necessario il sacrificio di un essere dotato di grande magia. Quando però una sirena, destinata a questo funesto destino, viene salvata da una principessa hawaiana caduta sotto il suo incantesimo, l’equilibrio si infrange. Nel corso di un’unica notte, tra le catacombe di Notre-Dame, un male millenario si risveglia mentre, parallelamente, nasce una storia d’amore tra la sirena e la principessa. «È una storia decisamente insolita – racconta Sandoval – ma è proprio questo ad avermi affascinato: un racconto che si svolge interamente nell’arco di una notte, dove convivono draghi, sirene, sacerdoti e amori impossibili». A fare da punto di equilibrio tra questi mondi è Moby Tom, un prete celebre e custode del patto che lega i draghi alla città.
Due sguardi, una storia
Il progetto prende forma quando Sfar contatta Sandoval e gli propone di lavorare insieme. Per l’artista messicano, l’invito è difficile da rifiutare: «Sfar è uno degli autori che amo di più nel panorama francofono – racconta – quando mi ha chiesto se fossi disponibile ho detto subito di sì». Il lavoro nasce in modo spontaneo, quasi istintivo: Sandoval suggerisce un’idea, Sfar la coglie al volo e costruisce la storia attorno a quel nucleo. «Mi ha detto “basta così”, e da lì ha sviluppato tutto. È stato incredibile vederlo lavorare: è davvero un genio». Abituato a firmare sia testi che disegni, Sandoval si misura qui con una sceneggiatura scritta da altri, ma senza avvertirne il peso. «È un’esperienza diversa, certo, ma non nuova per me. Ogni sceneggiatore ha il suo metodo. Con Sfar è stato tutto molto naturale: mi ha fornito uno storyboard chiaro, che ho poi fatto mio, adattandolo al mio stile e al mio modo di raccontare per immagini».
Una Belle Époque diversa
In La città dei dragoni, la Belle Époque appare sotto una luce inedita, popolata da figure eccentriche e lontane dall’immaginario spensierato a cui siamo abituati. Questa rilettura emerge con forza anche sul piano grafico: l’opera è dominata da atmosfere notturne e ombrose, che contrastano con la tradizionale immagine luminosa della Parigi fin de siècle. «La vicenda non si svolge mai alla luce del giorno – osserva Sandoval – forse è per questo che risulta più cupa». «I draghi sono creature del sogno: restano addormentati perché il sogno è più bello della realtà e quando si risvegliano, ciò che trovano non li soddisfa», conclude l’artista.
Presentato a Innovacomix, La città dei dragoni si rivela così un’opera capace di dialogare con pubblici diversi: un’avventura fantastica intrisa di malinconia, una favola oscura, ma anche una riflessione sul desiderio di restare nel sogno e sul timore del risveglio. Un incontro tra due autori fuori dal comune, in cui l’immaginazione di Sfar e l’onirismo di Sandoval danno vita a una Parigi inedita e mai vista prima.

