Le sfumature della solitudine, con Theo Brenni

«Se la solitudine si potesse raffigurare, che aspetto avrebbe?». Gli anglofoni risponderebbero forse il blu: d’altronde, in inglese, l’espressione I am feeling blue è cristallizzata nel linguaggio comune. Theo Brenni, in arte Theo D’Orato, la pensa però diversamente: per lui, il colore della solitudine è il giallo. Giallo, graphic novel di Theo Brenni pubblicata dall’Istituto Editoriale Ticinese, parte proprio da questa frattura simbolica. «Volevo raccontare la solitudine come qualcosa di positivo – spiega l’autore – una parte di me che mi rende anche felice». Il giallo diventa così un linguaggio emotivo alternativo, un modo per ribaltare l’idea della solitudine come mancanza e restituirle invece una dimensione intima, accogliente, persino luminosa. Una scelta apparentemente controintuitiva: «di solito la solitudine la immaginiamo blu o grigia, io invece la vivo come qualcosa di positivo, che mi rende anche felice», continua l’autore. Ne nasce così un gioco di rimandi visivi e concettuali che accompagna il lettore a riconsiderare il significato stesso dello stare da soli, in cui il colore diventa il filo conduttore. Il giallo domina ogni tavola, sempre nella stessa tonalità, ma continuamente trasformato dai colori da cui viene accompagnato: «accostato all’azzurro ricorda un sole invernale, di fianco all’arancione o al rosso invece diventa una calda sera d’estate», racconta Brenni. Anche in questo senso, dunque, il giallo ricorda la solitudine: cambia volto a seconda della prospettiva da cui la si osserva.

Adam e la sua compagna

Nel libro la solitudine prende corpo e diventa un personaggio. Accanto ad Adam, il protagonista, troviamo proprio la Solitudine stessa: una presenza silenziosa, discreta, che vive con lui. Insieme ripercorrono la vita del protagonista, dall’infanzia all’adolescenza fino all’età adulta, in una narrazione che procede per ricordi e sensazioni più che per eventi. «Non direi che Adam sono io – precisa l’autore – ma sono personaggi che rappresentano due diverse parti di me». La trama non segue un conflitto tradizionale, ma un movimento interiore, quasi meditativo. Il racconto assume toni onirici e contemplativi, lasciando spazio al silenzio e all’osservazione. A un certo punto, però, avviene un ribaltamento sottile ma decisivo: la solitudine non è solo qualcosa che accompagna Adam, ma qualcosa che sceglie di restare. «Mi piaceva l’idea che anche la solitudine stessa si rendesse conto che le piace stare con Adam», racconta Brenni. Un’inversione di prospettiva che trasforma la solitudine da condizione subita a relazione consapevole.

Un’opera nata dal viaggio

La nascita di Giallo è strettamente intrecciata alla sua storia. L’idea prende forma durante un periodo di viaggi dell’autore, vissuti perlopiù in solitaria. «Viaggiando ho conosciuto tantissime persone, ed è stato bellissimo – racconta Brenni – ma a un certo punto sentivo sempre il bisogno di tornare a stare da solo». Un movimento ricorrente, quasi naturale, tra apertura verso gli altri e ritorno a sé. Ed è proprio in questa oscillazione che si costruisce il cuore del libro: la solitudine non come chiusura o isolamento, ma come spazio di equilibrio. Un tempo necessario, complementare alla relazione con gli altri. 

Anche l’aspetto tecnico dell’opera nasce da questa condizione itinerante. Giallo è realizzato interamente in digitale, non per una scelta iniziale, ma per necessità pratiche. «Avevo solo il computer e la tavoletta grafica», spiega l’autore. Una limitazione che si trasforma in cifra stilistica, entrando a far parte del linguaggio del libro. Ed è forse proprio questa aderenza all’esperienza vissuta a rendere Giallo così autentico. Il libro non pretende di definire la solitudine, né di spiegarla o idealizzarla. La osserva, la accoglie, e le lascia spazio. Come fa il suo protagonista, e come, pagina dopo pagina, viene invitato a fare anche il lettore.

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