Il fumetto metafisico, con David Genchi e Michele Marchetti

«BOB non è un fumetto fantascientifico, ma metafisico», esordiscono David Genchi e Michele Marchetti, rispettivamente disegnatore e sceneggiatore del volume pubblicato da Hollow Press nel 2024. «Metafisica» è un termine di matrice aristotelica e si riferisce, comunemente, a quella parte della filosofia che indaga ciò che va oltre il mondo fisico e tangibile, alla ricerca della natura ultima della realtà. La parola nasce dall’unione della preposizione greca μετὰ – oltre – e del sostantivo plurale τὰ φυσικά – le cose della natura: letteralmente, dunque, significa ciò che va al di là della natura stessa. A collegare Genchi e Marchetti al padre della logica non è però certo il linguaggio: ai trattati aristotelici sui sillogismi, si sostituisce qui un fumetto che racconta l’arrivo sulla Terra di una creatura aliena. Ma è nell’intento che la somiglianza emerge. «BOB è una metafora del potere, un’indagine sulle reazioni dell’umanità di fronte alla minaccia della fine», spiegano i due autori. Non una distopia né un esercizio di immaginazione fantastica, ma «il tentativo di mettere in scena, in forma di fumetto, i meccanismi nascosti della realtà quotidiana». In questo senso, BOB è davvero un fumetto metafisico: perché prova a guardare oltre l’apparenza del mondo fisico, dove la fantascienza diventa strumento per interrogare ciò che non si vede.

Una duplice minaccia

A metà tra un romanzo di sopravvivenza e un racconto sulla paura della fine, BOB prende avvio quando una gigantesca creatura aliena compare nei cieli del pianeta. Le prime reazioni dell’umanità sono grottesche almeno quanto verosimili: i media si contraddicono di continuo, i politici sfruttano l’evento per fare propaganda spicciola, mentre sui social si moltiplicano meme e reel dedicati al nuovo arrivato. In altre parole, nessuno è in grado di affrontare davvero la situazione – o anche solo di prenderla sul serio. Ma la vera minaccia non è la creatura in sé. «BOB è in realtà un’emanazione dell’umanità stessa: la minaccia reale è insita nell’essere umano», spiegano Genchi e Marchetti. Nel fumetto, l’alieno non è tanto un invasore quanto la materializzazione del potere: un’entità astratta a cui l’umanità delega parti di sé, fino a permetterle di smontare letteralmente i corpi, pezzo dopo pezzo, in una parabola disturbante e metaforica al tempo stesso.

Pescara, città di fumettisti

Il processo creativo dell’opera è stato sorprendentemente naturale e ha seguito un ritmo fulmineo. «BOB doveva essere un’opera di trentadue pagine, l’idea iniziale era semplicemente raccontare una metamorfosi dell’umanità – spiegano gli artisti – ma ascoltando la storia è diventata un’opera di duecentoquaranta pagine». Decisiva, in questo sviluppo inatteso, è stata la sintonia che li lega: «ci conosciamo da tanti anni, ci siamo affidati l’uno all’altro e abbiamo semplicemente ascoltato la storia che ci veniva incontro: in dieci giorni avevamo già completato tutta la sceneggiatura», ricorda Marchetti. Un’intesa artistica profonda, cresciuta nel tempo e maturata tra i banchi del liceo artistico Misticoni di Pescara, dove i due si sono incontrati più di dieci anni fa. Non un luogo qualunque, ma lo stesso istituto che aveva formato due figure chiave della scena underground italiana degli anni Settanta e Ottanta: Andrea Pazienza e Gaetano “Tanino” Liberatore. È difficile non chiedersi, dunque, se non sia stata proprio quell’aria a segnare il destino di questi due giovani artisti. E ora, con BOB, Genchi e Marchetti portano a Lugano un frammento di quella tradizione, trasformato in un’opera che ci interroga sulle trame, spesso invisibili, della nostra quotidianità. 

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